martedì 18 marzo 2014

LA CENERE UN PRODOTTO MULTIFUNZIONALE; L’AVEVANO SCOPERTO ANCHE I NOSTRI NONNI.



Ai tempi delle vostre bisnonne, nel sud dell'Italia - parliamo dei primi anni del 1900 - le case erano prive di acqua come pure dei servizi igienici.

I più poveri andavano alle fontane pubbliche, mentre il ceto medio acquistava l'acqua dall'acquaiolo (in dialetto Brindisino L'acquarulu) che passava per le strade con un tipico recipiente di ferro sulle spalle (la quartara).

Nel Nord Italia e precisamente a Milano, l'acqua era già giunta negli appartamenti, perché mio nonno, che negli anni 20 fece un viaggio per trovare il figlio sposato, il quale abitava nella capitale lombarda, rimase impressionato dell'acqua che scendeva dal rubinetto della cucina e fu visto nottetempo alzarsi quatto quatto a controllare se anche di notte il prezioso liquido sgorgasse dal rubinetto.


Comunque torniamo al sud: il giorno del bucato era molto importante e di solito si faceva ogni quindici giorni. Le donne di famiglia, mamme, nonne, cognate, si riunivano in quanto si davano una mano l'una con l'altra.

Sui terrazzi delle case (al sud d'Italia non esistevano i tetti) c'era una stanzetta adibita al rito del bucato fornita di tutti gli ingredienti necessari:

lu quataru (grosso vaso d'argilla alto più di un metro con un foro in basso, chiuso da un tappo di sughero)

la tinedda (una tinozza di legno ma anche di zinco o di rame)

L'asse scannellata (asse di legno per lavare i panni prima di metterli ammollo con la cenere)

Sapone di marsiglia, (cenere e acqua calda)



















In questa casetta posta sul terrazzo c'era una cucina di mattoni – simile ad una stufa economica - e con le fascine (le sarcine) di legna si accendevano i vari fornelli per scaldare l'acqua occorrente.

La prima cosa da fare era lavare i panni col sapone di marsiglia utilizzando l'asse di legno per poi lasciarli tutti insaponati,
questi panni poi venivano messi a strati nel quataru iniziando dal fondo.
Si seguiva un ordine: si iniziava dai panni per lavare il pavimento, poi si mettevano i panni delle mestruazioni femminili, via via lenzuola, federe, biancheria personale, camice fino ad arrivare alle tovaglie, tovaglioli, e strofinacci di cucina.

Quando tutto il bucato era stato sistemato, si metteva un telo adatto a questo servizio per contenere la cenere e quindi si iniziava a mettere l'acqua bollente in modo che arrivasse fino al fondo del quataru.

Quando questo rito era concluso si aspettava che l'acqua si freddasse (anche tutta la notte) poi si toglieva il tappo in sughero e l'acqua che fuoriusciva veniva recuperata in quanto era diventata della lisciva che sarebbe servita per altri lavaggi, capelli, pavimenti e ogni cosa che si doveva detergere.

A questo punto il bucato veniva sciacquato e steso al sole sui terrazzi, elemento che nel nostro sud d'Italia non mancava mai.

Altro rito che facevano in comune le donne era stirare

Sempre con la brace si riempivano i vecchi ferri bucati e due donne tenevano i panni e una stirava.

IL bucato era pronto per essere messo nei cassetti con i fiori di lavanda e della spighetta profumata.

Tenete presente che tutto il bucato delle nostre nonne era di lino, cotone e anche ricamato a mano da loro durante tutta la loro infanzia e giovinezza.

Questo suggestivo racconto di nonna Teresa ci ricorda la fatica delle nostre nonne e bisnonne nelle pulizie di tutti i giorni utilizzando materiali poveri facilmente reperibili a costo zero.

Ora noi possiamo scegliere - e io aggiungerei dovremmo scegliere - quegli stessi materiali poveri ma con minor fatica perché noi abbiamo dei supporti che allora non avevano: le lavatrici. Questa scelta ci renderebbe più sostenibili e rispettosi dell’ambiente.

Ecco perché si dovrebbe imparare a fare il sapone con la cenere, utilizzando la pasta di cenere che è lo scarto della lisciva ottimo per la pulizia dei fornelli e delle pentole.

Prima di tutto devo dire che sono venuta a conoscenza del mondo dei saponi grazie ad un libro di Liliana Paoletti “Saponi e detersivi naturali”.Quando l'ho letto, mi si è aperto un mondo ancora tutto da scoprire. Devo comunque dire che fare saponi oltre ad essere utile, può diventare un modo per fare un simpatico ed originale regalo e inoltre da anche molte soddisfazioni.
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Prima di iniziare a fare il sapone mi sono fatta fare degli stampi in legno da mio marito, so di persone che utilizzano come stampi:vaschette varie di yogurt o altro alcuni i tubi delle patatine pringless.

I miei stampi di legno hanno queste misure :

base(1) 35x12 cm

lati lunghi(2) 35 x 8cm

lati corti(2) 8x8cm

coperchio(1) 31x8cm, infine sopra il coperchio un’astina per agevolare la presa quando si solleva.


E' bene sapere che quando si decide di fare i saponi si dovrà utilizzare sempre la soda caustica che andrà maneggiata con cura usando delle precauzioni: come indossare i guanti di plastica e durante l’uso della soda coprire la bocca e il naso con una mascherina (per intenderci quella che si usa per verniciare), infine tenere la finestra ben aperta.

Ma non preoccupatevi i vostri saponi non saranno tossici perché poi durante la maturazione la soda evaporerà del tutto.

Altra ed ultima accortezza che raccomando è quella di usare materiale che, come dico io, sia ”materiale per intrugli” che non deve essere usato successivamente anche in cucina. Il contenitore dove avviene la reazione soda con acqua deve essere di vetro, meglio se pirex.






SAPONE ALLA CENERE:

ingredienti:700 g di olio di oliva

300 g di olio di semi (mais-arachidi-soia-girasole –ecc. ecc.)

300 ml di acqua distillata ( per intenderci quella che si usa per il ferro da stiro )

135g di soda caustica ( si acquista nelle ferramenta per un prezzo modico, 500g per circa 3-4 

Euro)

200g di pasta di cenere (scarto della lisciva)

Preparare tutto il materiale occorrente. Foderare gli stampi di legno con della carta oleosa (per intenderci quella del salumiere) o con la carta da forno - ma io che sono molto attenta al risparmio riutilizzo la carta del macellaio, dove prendo la carne del mio Spock, la pulisco bene con la spugna umida e la lascio asciugare all'aria che perde pure l’odore. -




Foderare il lavello da cucina con della carta da giornale.

Indossare guanti e mascherina.

Misurare l’acqua distillata e mettetela nel contenitore di pirex, che poi verrà riposto nel lavello della cucina.



Pesate la soda in un contenitore preposto e poi versatela accuratamente nell'acqua distillata e utilizzate un cucchiaio di legno preposto per girare il composto che per reazione diventerà molto caldo.


Intanto che il composto si raffredda, pesate l’olio in una pentola di acciaio (ricordatevi che i litri non corrispondono ai gr ), mettete la pentola con l’olio sul fuoco - basta circa 5 minuti per scaldarlo.-

Praticamente sia il composto con la soda che l’olio devono avere una temperatura di circa 45-50 gradi prima di mescolarli, per questo ho acquistato un termometro per alimenti (il più economico va benissimo anche uno da 3 euro ).


Intanto che teniamo sott'occhio le temperature e prepariamo il miniprimer       (frullatore ad immersione) che poi useremo per frullare la miscela, anche il frullatore ad immersione dovrà essere usato solo per gli “intrugli”. Io ho acquistato il più economico, lo si può trovare usato o anche nei siti di baratto.

Quando le temperature hanno raggiunto i 45-50 gradi, preparare anche la pasta di cenere, mettere nel lavello la pentola con l’olio al posto del contenitore di pirex e versare il suo contenuto lentamente nell’olio.

A questo punto con il miniprimer frullate energicamente (circa 10 minuti con qualche pausa ) Quando il composto sarà ben amalgamato aggiungere la pasta di cenere e riprendere a frullare.




Naturalmente l’impasto diventerà grigio scuro.










Come facciamo a capire se l’impasto è pronto?
.
C’è una facilissima prova da fare: si batte il frullatore sul bordo della pentola e si lascia cadere il sapone attaccato, questo non deve affondare ma deve rimanere in superficie, insomma l’impasto deve essere moderatamente denso.

Quindi versare l’impasto nello stampo, mettere il coperchio (anche lui preventivamente foderato con la carta oleata ). Poi io copro il tutto in una coperta di pile e metto a riposare per 48 ore in un luogo tranquillo; di solito dopo 24 controllo se si sta asciugando bene per poi riporlo di nuovo.




















Dopo 48 ore tolgo il sapone dallo stampo e lo dispongo su un tagliere, lo taglio a pezzi che poi andranno fatti asciugare per un mese in un luogo asciutto e areato.






















Io utilizzo le cassette della frutta di legno foderate di carta per stoccare il mio sapone in attesa della maturazione.

Il sapone alla cenere oltre ad essere un ottimo smacchiatore - come già sapevano i nostri nonni - può essere utilizzato per fare una pasta ottima per lavare i piatti, ma questo è un altro post. Inoltre volendo possiamo profumare a piacere i nostri saponi facendo degli oleoliti casalinghi ma anche questo è un altro post……



BUON SAPONE A TUTTI.





8 commenti:

  1. Bellissimo ho tantissima cenere nel camino e olio fatto da noi... questa primavera lo faro con le mie bimbe!!!

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    1. Grazie FataLucia è facilissimo e da tante soddisfazioni, insomma riuscita assicurata. Mi a fatto piacere conoscerti è la prima volta che parlo con una Fata,
      ciao a presto.
      Emanuela

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    2. Vorrei sapere come si fa la pasta di cenere di cui parli. Io ho una stufa a legna e sarei interessata ad autoprodurmi il sapone. Grazie ^_^

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    3. Ciao per la pasta di cenere devi leggerti il post sulla lisciva, è molto semplice sono sicura non avrai problemi ciao a presto.
      Emanuela

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  2. DICONO CHE LA MEMORIA E' LA MAGIA CHE TIENE SVEGLIO IL PASSATO MA CON EMANUELA IL PASSATO NON SOLO SI RISVEGLIA MA VIVE UNA SECONDA GIOVINEZZA. IO SONO TROPPO VECCHIA PER FARE IL SAPONE MA SONO CURIOSA DI USARNE UN PEZZO CHE MI REGALERAI.Nonna Teresa

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    1. Appena è maturo ti mando un campionario di saponi che ho fatto, ciao a presto.
      Emanuela

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  3. Grazie Emanela per questo spunto del sapone con la cenere. Davvero interessante. Proverò. Anche le indicazioni per lo stampo mi piacciono molto. proverò a farlo.
    Grazie.

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  4. Grazie a te, avevo bisogno di un commento così caloroso, ciao
    Emanuela

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